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Proposte Spirituali Teani – 15 Febbraio 2019

Struttura del Salterio

Struttura Salterio

Salmo 86

nome Dio

Salmo86

 

Spunti di Riflessione

► Dolore e fatica degli altri da condividere

Siamo disponibili ad essere solidali con gli altri, a farci carico della sofferenza altrui, ad allargare il nostro cuore, 
a condividere il giorno dell’angoscia degli altri?

► L’immagine di Dio

Di fronte alla definizione di Dio: misericordia, grazia, lento all’ira, ricco di amore, di fedeltà e di perdono
Quale Dio cerchiamo? Quale Dio abbiamo trovato? Quale Dio invochiamo?

► Segno di Benevolenza

Cosa chiedo al Signore?
Chiedere un segno di benevolenza quotidiano.
Chiedere la sua presenza, il suo sostegno che ci aiuti ad attraversare la storia da credenti

Proposte Spirituali Teani – 18 Gennaio 2019

Salmo 95

mani terra

Salmo95

Salmo 81

rito palme

Salmo81

 

Domande

► Ci sono delle situazioni in cui ho riconosciuto o riesco a riconoscere le mani di Dio all’opera?

► Riesco ad identificare il mio giorno di Massa e Meriba? Il momento in cui ho resistito maggiormente al Signore?

► Quali passi posso compiere per ascoltare oggi la voce del Signore?

► La nostra pratica religiosa ci aiuta ad ascoltare il Signore e a riconoscerlo oggi presente nella nostra vita?

Ricordiamoci che ognuno è ciò che ascolta

LECTIO dal 2008 a oggi

2018 – 2019 -> Vangelo di Marco con Suor Maria Paola Aiello

05 ottobre 2018 – Introduzione sul Vangelo (1 parte)

09 novembre 2018 – Introduzione sul Vangelo (2 parte)

11 gennaio 2019 – Mc 1,1-8

2016 – 2017 -> Documenti per la preparazione all’impegno

2015 – 2016 -> Le tappe degli EESS

2014 – 2015  -> Prima lettera ai Corinzi

14 ottobre 2014 – 1 Cor 1, v 1 – v 30

11 novembre 2014 – 1 Cor 2, v 1 – v 16; 3, v 1 – v 4

09 dicembre 2014 – 1 Cor 3, v 5 – v 23; 4, v 1 – v 21

13 gennaio 2015 –  1 Cor 5 – 6

10 febbraio 2015 –  1 Cor 7

10 marzo 2015 –  1 Cor 11

14 aprile 2015 –  1 Cor 12 – 13

12 maggio 2015 – 1 Cor 14

2013 – 2014 -> Vangelo di Giovanni

15 ottobre 2013 – Gv 2, v 1 – v 25

12 novembre 2013 – Gv 3, v 1 – v 36

10 dicembre 2013 – Gv 4, v 1 – v 42

04 febbraio 2014 – Gv 6, v 1 – v 70

04 marzo 2014 – Gv  9

08 aprile 2014 – Gv, 11, v 1 – v 57

13 maggio 2014 – Gv 15, v 1 – v 17

2012 – 2013 -> Giona

02 ottobre 2012 – Gio 1, v 1 – v 16

13 novembre 2012 – Gio 2

11 dicembre 2012 – Gio 3

08 gennaio 2013 – Gio 4

12 febbraio/marzo 2013 – Sintesi dei due incontri in preparazione all’impegno

2011 – 2012 -> Vangelo di Marco  cap.1 – 6; 11,12

11 ottobre 2011 – Mc 1, v 1 -v 20

08 novembre 2011 – Mc 1, v 21 – v 45

06 dicembre 2011 – Mc 2, v 1 – v 28; 3, v 1 – v 6

06 marzo 2012 – Mc 6, v 6b – 8, 32

08 maggio 2012 – Mc 11, v 1 –  12, v 44

2010 – 2011 -> Vangelo di Marco (Cap.14 – Cap.16)

05 ottobre 2010 – Mc 14, v 1 – v 11

09 novembre 2010 – 14, v 12 – v 31

14 dicembre 2010 – Mc 14, v 32 – v 52

11 gennaio 2010 – Mc 14, v 53 – v 72

08 febbraio 2010 – Mc 15, v 1 – v 20

15 marzo 2010 – Mc 15, v 21 – v 39

12 aprile 2010 – Mc 15, v 40 – 16, v 8

10 maggio 2010 – Mc 16, v 9  v 20

2009 – 2010 -> Prima  lettera ai Tessalonicesi e Vangelo di Matteo

06 ottobre 2009 – Ts 1,v 1 – v 10

10 novembre 2009 – Ts v 2,1 – v 20

09 dicembre 2009 – Ts 3, v 1 – v 13

12 gennaio 2010 – Ts 4, v 1 – v 18

13 aprile 2010 – Mt 13, v 1 – v 9

11 maggio 2010 – Mt 25, v 14 – v 30

2008 – 2009 -> Vangelo di Matteo e Atti degli Apostoli

14 ottobre 2008 – Mt 4, v 25 – 5, v 14

09 dicembre 2008 – Mt 6, v 1 – v 18

13 gennaio 2009 – Mt 6, v 19 – v 34

10 febbraio 2009 – Mt 7, v 1 – v 12

10 marzo 2009 – Mc 7, v 13 – v 29

14 aprile 2009 – At 9, v 1 – v 19

12 maggio 2009 – At 10

06 giugno 2009 – At 9, v 32 – v 43

 

Proposte Spirituali Teani – 14 Dicembre 2018

Salmo 11

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Salmo11

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Salmo 23

Salmo23

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Domande

► Come scopriamo la presenza del Signore nelle nostre difficoltà?

► Noi nei riguardi di coloro che sono in difficoltà:
che parola diciamo, che stimolo diamo, in che direzione invogliamo gli altri a muoversi?

► Aiutiamo gli altri a trovare fiducia nel Signore?

► Come possiamo camminare da Figli di Dio nel deserto?

Proposte Spirituali Teani – 16 Novembre 2018

Salmo 8

Salmo8

 

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Domande

► Il quotidiano mi appare scontato, ripetitivo? Sono capace di stupore? Mi lascio sorprendere dalla realtà che vivo?

► Avverto che ogni persona è oggetto di una cura particolare da parte del Signore?

► A livello personale, percepisco la premura del Signore per me? Sono stato in grado, in alcuni momenti, di riconoscere le piccole luci che il Signore ha acceso nelle mie giornate?

► L’opera delle mani di Dio è affidata anche a me. Come vivo questa responsabilità?

Proposte Spirituali Teani – 19 Ottobre 2018

Salmo 1

Salmo1

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Domande

► Avverto l’esigenza di resistere a una certa mentalità «mondana», che rischia di occupare il mio cuore?

► Nel ritmo della mia giornata/settimana, quanto tempo passo in ciò che è dispersione? Dedico un tempo preciso all’ascolto della Parola di Dio?

► Intuisco la bellezza di radicare la mia vita nella Parola del Signore? Quali passi concreti posso fare in questa direzione?

► In base alle risonanze che il Salmo ha suscitato in me, cosa desidero dire al Signore?

 

Fondazione San Giorgio – Proposte 2018/2019

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Proposte di Spiritualità Ignaziana 2018-2019 del CIS Lombardia-Piemonte-Liguria

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Depliant corsi di EESS 2018-2019

VI lectio di p. Maurizio Teani SJ – Venerdì 16 marzo 2018

L’enigma e il senso della storia

Una lettura del profetismo biblico – Geremia

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Testi di riferimento: brani tratti da diversi capitoli del libro di Geremia (6, 7, 13, 17, 29, 31, 32)

Geremia nei primi anni di attività aveva partecipato al movimento Deuteronomista che ricercava una riforma; ma col passare del tempo prese coscienza che questa riforma, che toccava l’esteriorità delle istituzioni, non cambiava niente se il cuore non mutava il suo atteggiamento, che è malato per natura.

Al capitolo 7 Geremia interviene denunciando la situazione religiosa del popolo di Israele che continua a frequentare il tempio, ma non vive il rapporto autentico con gli altri e con Dio stesso. La loro è una religione che serve quasi da copertura ad un comportamento che è contrario a ciò che Dio desidera per il suo popolo: hanno ridotto il tempio ad una spelonca di ladri, parole che lo stesso Gesù citerà nei vangeli.

Vs 7,21-27… Dice il Signore: Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! In verità io non parlai né diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Ma questo comandai loro: ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; e camminate sempre sulla strada che vi indicherò, perché siate felici…

L’evento fondatore, la liberazione dalla schiavitù, il cammino verso la libertà non è dato dal compiere sacrifici: ci sono certe circostanze in cui si può vivere senza culto esplicito, ma non si può mai vivere senza giustizia, senza il rispetto degli altri e di Dio. Dio chiede solo al suo popolo di Ascoltare la sua voce.

Ma essi non ascoltarono, anzi procedettero con cuore ostinato secondo il loro cuore malvagio… da quando i loro padri uscirono dal paese d’Egitto fino ad oggi io vi ho inviato con premura i miei profeti, ma essi non li ascoltarono.

Quel che il profetismo sostiene con gli ultimi grandi profeti è che il cuore malvagio e chiuso non è il fatto di un momento o di alcuni, ma tutti siamo coinvolti in modo strutturale. In questi versetti si può trovare una radice di quello che la teologia chiama peccato originale, ossia che il cuore dell’uomo è malato, predone, ribelle, ostinato. Proprio quel cuore che, nella mentalità biblica, è sede non solo dei sentimenti, ma è il luogo dove maturano le decisioni di fondo, tramite il quale le persone orientano la propria vita.

Questa riflessione viene sviluppata in 3 punti nel libro del profeta Geremia:

  1. Vs 6,7 Come fluisce l’acqua da una sorgente, così da essa scorre iniquità: l’acqua sorgiva è comunemente quella buona, ma se la sorgente è impura non si può fare niente per migliorare l’acqua. L’immagine usata dal profeta sta proprio ad indicare che dall’interno, dal cuore di Israele viene fuori il male, proprio a sottolineare la radicalità della situazione che si trova a vivere il popolo.
  2. Vs 13,23 può un Etiope cambiare la pelle o un leopardo le sue macchie? Allo stesso modo, potete fare il bene voi abituati a fare il male? Il male è un habitus, è qualcosa di innato; viene ancora ribadita la radicalità della situazione di preda del male, della chiusura su sé stessi.
  3. Vs 17,1 Il peccato di Giuda è scritto con stilo di ferro, e inciso con punta di diamante sulla tavola del loro cuore… Si fa riferimento alle Tavole della Legge. Geremia mette a fuoco una contraddizione che ognuno si trova a vivere: fra l’alleanza con Dio, rappresentato dal cammino di vita scritto sulle tavole della Legge, che è fuori dall’uomo, e il peccato che è presente dentro il cuore dell’uomo. E’ la stessa cosa che Paolo dice nella lettera ai Romani 7, 19: vedo il bene, ma faccio il male. Questo è un punto fondamentale: se uno è in ricerca ed è onesto, deve riconoscere che la libertà, che ritroviamo nel nostro rapporto con Dio, è ostacolata dal nostro cuore, che rimane prigioniero del proprio egoismo.

Tutti i Vangeli presentano la figura di Giovanni Battista prima di quella di Gesù. Questo per sottolineare che Giovanni rappresenta colui che prepara la venuta di Gesù, che riassume il messaggio decisivo dei profeti in due cose: riconoscere i propri peccati e di essere bisognosi.

  • La prima condizione per cambiare è riconoscere di avere bisogno e di prendere coscienza della radicalità della difesa di sé stessi. A tal proposito, ricordiamo il versetto 9,41 del vangelo di Giovanni (capitolo che racconta l’episodio del cieco nato): …se voi foste ciechi, non avreste colpa, ma siccome voi dite: noi vediamo, perciò la vostra colpa rimane.

Alla luce di questo è importante leggere il capitolo 31 di Geremia, cuore del libro che parla di un futuro di speranza:

Vs 31,31-34 …Ecco verranno giorni (indica il tempo messianico, i tempi decisivi dell’intervento di Dio nella storia) – oracolo del Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò un’alleanza nuova… questa sarà l’alleanza: porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore.

L’alleanza del Sinai è stata infranta, perché Israele non è restato fedele all’impegno di osservare il Decalogo e la Torah. Questo è l’unico cenno alla Nuova Alleanza nell’Antico Testamento.

Al capitolo 17, Geremia aveva detto che sulla tavola del cuore è scritto in maniera indelebile il peccato, il male. La nuova alleanza che Dio fa con l’uomo, ossia la nuova creazione, consiste nello scrivere la sua Parola di vita sul cuore dell’uomo.

Questa alleanza nuova trova espressione anche in Ezechiele36,36 nelle parole vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi farò vivere secondo i miei statuti

La trasformazione del cuore dell’uomo è opera di Dio. E’ la stessa novità che Giovanni annuncia quando dice: Viene uno dopo di me che è più grande di me…E’ quella forza che Gesù al capitolo 3,3 di Giovanni sottolinea nell’episodio di Nicodemo: …se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio.

  • Come è possibile cambiare, noi che siamo inveterati? Come possiamo diventare esseri nuovi?

Dio è capace di fare cose impossibili all’uomo; questo è il miracolo, in questo consiste la potenza di Dio. E’ quello che annunciamo a Pasqua e che avviene nella celebrazione del sacramento del Battesimo.

Geremia mette in luce nel suo libro anche gli atteggiamenti e gli orientamenti di fondo da assumere nel momento in cui sperimentiamo la durezza del nostro cuore, mentre attraversiamo i nostri momenti di crisi.

Al capitolo 29 ci troviamo nel periodo della prima deportazione da parte dei Babilonesi che avvenne nel 597 a. C., quando Geremia rimase a Gerusalemme e scrisse ai deportati, a quelli che erano nella desolazione e che stavano prendendo coscienza dei risultati ottenuti con un cuore inciso dal peccato:

Vs 29,4 Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie….cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare…perché dal suo benessere dipende il vostro benessere … Geremia invita a vivere la condizione di esilio, ad accettare di abitare la crisi, frutto delle nostre scelte e di una società dal cuore indurito, per poter attendere la novità che Dio manderà, quel cambiamento profondo del cuore, che comporterà il ritorno nella terra promessa.

  • Accettare la fine di qualcosa, non abbandonando la realtà.

Noi oggi stiamo vivendo la fine di qualcosa, dovuto anche alle nostre resistenze, ma dobbiamo guardare con speranza al futuro (costruite…, piantate…, mettete al mondo figli…).

Un altro testo, in cui Geremia descrive i comportamenti da seguire nel momento della desolazione del cuore, riguarda la vicenda personale di Geremia che è coinvolto nel disastro al capitolo 32, quando si trova imprigionato ed è chiaro che i Babilonesi stanno accerchiando la città di Gerusalemme, che la invaderanno e che ne faranno terra bruciata:

Vs 32, 6 Mi fu rivolta questa parola del Signore: …Comprati un campo…stesi il documento del contratto, lo sigillai, …sotto gli occhi di testimoni …diedi quest’ordine: prendi i contratti…e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a lungo. Poiché dice il Signore: “ancora si compreranno case, campi e vigne in questo paese” … L’ordine di comprare un campo e conservarne il contratto sembra un gesto contradditorio rispetto alla situazione che il profeta sta vivendo, ma è un gesto di fiducia, di speranza che deve rimanere viva.

Per chi è dentro i fatti della Chiesa e si rende conto che le condizioni non sono rosee, con il calo delle vocazioni, con i giovani poco presenti (spesso non per colpa loro), è importante attraversare questo momento di desolazione, non rifiutarlo, non negarlo, attraversarlo ed entrarci dentro con la speranza che il Signore continua a lavorare. Lo Spirito del Signore opera sempre, prima di noi, più di noi, meglio di noi e ci precede, per questo è importante restare attenti e vigilare.

OSSERVAZIONI:

La tematica del cuore è ripresa anche da Gesù in Marco 7,15 e seguenti: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo … ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo…

  • Il problema serio consiste nel cambiare il proprio cuore per poter cambiare la realtà che viviamo

Leggendo il versetto di Geremia 29,7: Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere… tornano in mente le parole del testo di Gaber Libertà è partecipazione, quasi a voler dire che dobbiamo tutti partecipare al BENE comune, indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo perché il nostro bene è quello degli altri e viceversa.

  • È necessario imparare a vivere come comunità in qualsiasi situazione. La vera libertà consiste nella possibilità di scegliere il BENE anche in circostanze disperate.

Il peccato originale è frutto di un’esperienza, è condizionato sia da eventi esterni sia da qualcosa che c’è dentro l’uomo. Ognuno di noi è il prodotto di ciò che viene prima, viene plasmato da un’esperienza che eredita e che riceve. Per accogliere il seme della novità della Parola di Dio, bisogna prima interrogare la propria esperienza concreta, per rendersi conto che si è bisognosi di essere liberati. Il cambiamento del cuore avviene nel tempo quando si prende coscienza della necessità del trapianto di cuore e si consolida la fiducia del proprio rapporto con Dio Padre, il cui Spirito lavora sempre ed in tutti.

  • Chiunque si china sul bisogno dell’altro, costui è un liberato, è uno che è entrato nel cuore di Dio e ha fatto l’esperienza di sentirsi amato.

V lectio di P. Maurizio Teani sj – Venerdì 16 febbraio 2018

L’enigma e il senso della storia.

Una lettura del profetismo biblico – ISAIA

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Testi di riferimento: brani tratti dai capitoli 28 – 29 – 30 del profeta Isaia

La voce del profeta spesso non viene accolta perché le sue parole sono scomode e destabilizzano la quotidianità dei più, costruita su abitudini e sicurezze relative.

Is 30, 10: Essi dicono ai veggenti: “Non abbiate visioni” … questo versetto esprime la voce del popolo che invita il profeta a chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

E ai profeti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni!” … La Scrittura registra la realtà di sempre: la gente, anche religiosa, normalmente vuole sentire messaggi che non disturbino, anche a costo di falsare la realtà, per evitare di fare i conti con i problemi del periodo storico. Si tende a dare attenzione a chi vende illusioni, dice cose piacevoli. Non ci sono mai questioni e risposte facili, non c’è mai una lettura unidirezionale dei fatti, a volte nella Scrittura troviamo letture opposte. Questo richiede la capacità di portare il peso della ricerca, dell’ascolto, della pazienza. I profeti non annacquavano il messaggio, quindi venivano contrastati.

Questo testo si può articolare dentro un’unità testuale più ampia che comincia al capitolo 28: è la parte che riguarda i cosiddetti oracoli. A livello storico ci troviamo nel periodo della crisi assira, dal 740 a.C. in poi. Le due superpotenze del tempo erano l’Assiria e l’Egitto, quest’ultimo cercava di contrastare il dominio della regione assiro-palestinese. Il regno di Giuda era suddito della potenza assira e la gente cercava di scrollarsi di dosso questo dominio, chiedendo aiuto all’Egitto.

Il profeta, contrastando la volontà del popolo, sostiene che bisogna fidarsi di Dio e che l’atteggiamento della gente è come quello di un ubriaco, inconsapevole delle proprie azioni. All’inizio del capitolo la situazione sta per precipitare, ma la gente non se ne rende conto.

Vs 28,1 Guai alla corona superba degli ubriachi di Efraim… Efraim è la tribù più grande del Nord. Il profeta alza un lamento per quei disgraziati che a causa di scelte infelici si sono ridotti ad uno stato di stordimento, che li sta facendo precipitare verso il baratro.

Vs 7 Sacerdoti e profeti barcollano per la bevanda inebriante… anche le due figure, che dovrebbero essere di guida del popolo, il sacerdote, guidando il culto al tempio, e il profeta, aiutando a leggere la realtà, vanno fuori strada e non sono coerenti con i loro doveri.

Un esempio attualizzato di questa Parola, potrebbe essere quello della facilità a reperire armi negli USA: i problemi della società di oggi non si risolvono con la maggiore disponibilità di armi, ma la gente, preoccupata per la propria sicurezza, non capisce la gravità del problema.

  • Stiamo cercando di capire senza prevenzioni quello che succede nella realtà intorno a noi? In che mani siamo?

Vs.9 a chi vuole insegnare la scienza? a chi vuole spiegare il discorso? … Questa gente non solo non ascolta e non capisce la gravità della situazione, ma prende anche in giro il profeta.

Vs 10 precetto su precetto, precetto su precetto, norma su norma, norma su norma… questo versetto ripetitivo nel testo ebraico corrisponde ad una serie di assonanze, suoni senza senso, come una filastrocca che non vuole dire niente.

Vs 13 in questo versetto vengono ripetuti gli stessi suoni descritti al versetto 10 a significare che la Parola del Signore risulterà incomprensibile per la popolazione di Giuda, che è rimasta indifferente all’invito del profeta a riflettere sulla complessità delle situazioni: non capisce più, come succede agli ubriachi. La popolazione di Giuda nel suo insieme risulta in preda ad un accecamento interiore, la stessa cecità che Gesù imputa ai farisei, quando li ammonisce “se foste ciechi, non avreste colpa, ma siccome dite di vederci, il vostro peccato rimane”, oppure “non può un cieco guidare un altro cieco”.

Nel capitolo 29 Isaia ribadisce che non sono solo i sacerdoti e i profeti ad essere preda di questa ubriacatura, ma tutto il popolo rimane indifferente all’ascolto della Parola. Questa mentalità si trasmette e il risultato è che arriviamo alla deriva ultima, non comprendendo il senso di quello che sta avvenendo. Ciò viene raffigurato attraverso l’immagine del libro sigillato.

Vs 11 Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere dicendogli: “Leggilo”, ma quegli risponde: “Non posso, perché è sigillato” … Il libro sigillato è l’immagine del progetto di Dio sulla storia dell’uomo: Dio è presente e agisce, ma nessuno riesce ad interpretare quello che succede.

L’immagine del libro la ritroviamo al capitolo 5 dell’Apocalisse dove si legge:

Ap 5,1 E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, … sigillato con sette sigilli … Sette è il numero che esprime la pienezza. Il libro è scritto fuori e dentro, contiene tutto, ma non si può aprire: a simboleggiare il piano di Dio per l’uomo, il senso della storia che rimane incomprensibile ai più.

Ap 5,4 Io piangevo molto… a sottolineare la sofferenza che si prova a non comprendere bene l’evoluzione della storia.

Ap 5,5 ha vinto il leone della tribù di Giuda… e aprirà il libro e i suoi sette sigilli. Il leone annunciato rappresenta Gesù, ma compare un Agnello, a significare che la vittoria viene attraverso la mitezza.

Ap 5,6 …un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi… L’agnello ha sette corna (simbolo di potenza) a rappresentare il potere salvifico di Gesù e ha sette occhi (simbolo della conoscenza), ossia l’Agnello vede tutto, sa programmare, non gli è nascosto niente. Il Figlio dell’uomo, che è stato immolato sulla CROCE, rappresenta la chiave che apre il libro della storia, che ci aiuta a comprenderne il senso. Siamo chiamati tutti noi a rivivere l’esperienza che Giovanni fa nell’Apocalisse, a riconoscere che nella Pasqua di Cristo, nella sua morte gloriosa, è cambiata la storia, è entrata la forza dell’Amore che salva e libera. Se siamo lasciati a noi stessi, ci sfugge il senso della storia, della nostra vita, ma attraverso il leone che si è rivelato come Agnello immolato è possibile leggere la storia. Questo è il cuore del Vangelo e della nostra fede, che era già stato prefigurato nell’Antico Testamento.

Ritornando infatti al capitolo 29 di Isaia.

Is 29,13 dice il Signore: “Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani …” presenta un altro atteggiamento deteriore da parte della gente, che non ascolta, deride quelli che mettono a fuoco la situazione e poi fa cerimonie come pratica religiosa. Qui Isaia evidenzia il rischio di pensare che si può onorare Dio con un rito esterno che sostituisce la conversione del cuore, argomento che nel nostro presente è stato ripreso dal gesuita Pietro Bovati:

L’ascolto del Signore è rimpiazzato da un appariscente e ripetuto apparato rituale. La vita credente è così identificata con cerimonie e culti, con osservanze e regole esteriori, con celebrazioni e feste che offrono l’apparenza della fedeltà a Dio senza tuttavia impegnare la coscienza, senza davvero convertire il cuore.

A questo proposito troviamo parole molte dure in diversi testi profetici, come ad esempio al capitolo 1 di Isaia:

Vs 10 Udite la parola del Signore…questo invito ad ascoltare la Parola viene ripetuto più volte.

Vs 13 non posso sopportare delitto e solennità

Vs 17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova: qui spiega cosa vuole Dio. In certe situazioni si può vivere il rapporto con Dio senza culto, ma senza giustizia no.

Ricordiamo anche Geremia al capitolo 7 (testo ripreso da Gesù nel vangelo): avete ridotto la casa del padre mio ad una spelonca di ladri: il tempio, che dovrebbe essere il luogo in cui si prendono le distanze dal male, è diventato rifugio per i malfattori. E’ la bestemmia vera contro l’identità di Dio ed è un rischio ricorrente.

  • E’ un invito a comprendere bene il senso del culto, della preghiera, che non è fine a se stessa, ma è in funzione della vita secondo il Vangelo.

Nel capitolo 30, Isaia denuncia la stupidità di Israele nel rivolgersi all’Egitto:

vs 1-2 Guai a voi, figli ribelli, che fate progetti senza di me, vi legate con alleanze che io non ho ispirate così da aggiungere peccato a peccato. Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi, per mettervi sotto la protezione del faraone e per ripararvi all’ombra dell’Egitto.

  • Noi, anche come Chiesa, a chi chiediamo aiuto?

Quello che è accaduto al tempo di Isaia, la sua denuncia, non è una cosa lontana, ma ci interpella anche oggi, di fronte alla crisi perdurante non solo economica, ma anche morale e culturale, avvertiamo la stessa sensazione di accerchiamento che sentivano i Giudei di fronte all’Assiria. Rischiamo anche oggi di uniformarci acriticamente al giudizio dell’ideologia rassicurante, di non volere guardare in profondità la realtà che stiamo vivendo con le sue potenzialità e difficoltà, di non voler ponderare quello che sta succedendo veramente.

A questo proposito, Bovati sostiene che Chi governa tende a creare servilismo e anche coloro che per vocazione (i profeti) sarebbero chiamati a parole coraggiose di libertà sentono il fascino del consenso nei confronti del potente e accettano per sopravvivere e per fare carriera di sottomettere la verità alle opinioni vincenti.

In questa situazione si finisce per convincersi che l’unica soluzione è ricorrere al faraone di turno, sposando letture semplicistiche della realtà e appoggiando soluzioni basate sulla mera logica della forza. La follia denunciata dal profeta si ripresenta.”

Questo fatto non è neutro, ma ne va del futuro, perché ci potrebbero essere conseguenze di morte.

  • Torniamo a lasciarci interrogare!

DOMANDE:

  • Come uscire dalla cecità imperante?

Le possibilità ci sono, ma se non ci si lascia interrogare, si finirà nel baratro. Due esperienze possono scuotere le coscienze: un grande errore o una grande sofferenza. Si può cambiare quando c’è un coinvolgimento emotivo.

  • Dove sta il profetare oggi?
  • Quale Dio stiamo facendo vedere?

Si profetizza anche con i gesti. Il Papa suscita resistenze perché tocca punti caldi, ad esempio invita la Chiesa ad essere un OSPEDALE DA CAMPO, immischiata e coinvolta nella sofferenza umana.